MARCO GATTA — PREMIO GIOVANE TALENTO 2021

Flussorius — Fotografia di Marco Gatta

 

Un lavoro, diciamolo subito, sul senso di appartenenza. Quella di Marco Gatta è una storia solitaria in cui è difficile entrare, quasi impossibile identificarsi, ma con la quale sembra più facile dialogare.

L’autore ha uno stile narrativo poco tradizionale, a tratti surreale e a colpirci maggiormente è il suo coraggio nel mettersi in gioco. Il suo volto non si vede mai. Il suo corpo è nudo ed è alla costante ricerca di materia, di natura, di morbidezza e, naturalmente, di ricordi. Rimettere ordine nella propria vita: questo il gesto sublime che ha a che fare con la fotografia come mezzo di indagine interiore e, forse ancora di più, con la necessità del vedere per capire. Flussorius è il nome latino del fiume Fiastra, che nasce sui monti Sibillini. L’amore per questi luoghi ha le sue radici nell’infanzia, quando il padre, professore di Educazione Artistica e appassionato di preistoria, lo portava con lui nei campi arati alla ricerca di selci lavorate dall’uomo. La suggestione del bambino era quella di partecipare a una caccia al tesoro, accettando la fatica di calcare le zolle sotto il sole e di scrutare silenziosamente per ore ogni minuscolo centimetro di terreno alla scoperta dei piccoli tesori.

“Ho continuato a subire il fascino di questi luoghi anche da adulto finché ho deciso di cedere al richiamo e di prendermi del tempo per portare avanti un progetto fotografico sul fiume. L’idea era quella di risalirlo e raggiungere la sorgente senza uscire dall’acqua, cosa non sempre possibile. Raggiunta la sorgente mi è stato chiaro come sviluppare il lavoro e il progetto, che si è completato nel giro di un anno. L’imprevisto durante il viaggio ha rivestito un ruolo importante nello sviluppo del lavoro. I rifugi di fortuna in cui ho dormito mi hanno persuaso ad allargare l’attenzione anche ai dintorni del fiume: in queste zone, già di per sé poco antropizzate, il terremoto ha contribuito ad allontanare le persone, offrendo un’onirica sensazione di sospensione. E sempre l’imprevisto mi ha condotto a mettere in scena il mio corpo, sottolineando così l’importanza delle relazioni: io, testimone dell’intuitiva corrispondenza con gli elementi, in un abbandono alle imprevedibili eventualità dell’incontro”.

Marco Gatta